Riforma Costituzionale. Forse sì forse no

Cominciamo con 2 pillole iniziali:

  1. semplificare non significa un cazzo. Semplice va bene per pulire la tazza del cesso, le problematiche moderne sono estremamente complesse e i grandi temi possono essere capiti solo da élite di intellettuali e non certo dal salumiere sotto casa, il quale maximum exemplum di intelletto è stato scandito dalla frase: “Higuain si n’omm e merd”, immediatamente seguita da: “Sti nir e merd ma pecché nu tornan in Africa?”, con tutto il rispetto per il salumiere sotto casa.
  2. cambiamento non significa un cazzo. Cambiare rispetto ad ora può voler dire instaurare leggi razziali contro froci e negracci. Magari tornare alla monarchia, perché no? Oppure abolire la democrazia in favore della tecnocrazia (e questo sì che sarebbe un cambiamento in positivo di cui avremmo bisogno). Mi riferisco agli spottoni della propaganda del sì su YouTube con la signora che dice no stop: “Se voti No non cambierà nulla!”, ma vai a cagare vecchiaccia!

Fatte queste due semplici e rigorosamente apolitiche precisazioni, cominciamo con l’elenco dei Pro e Contro della Riforma Costituzionale Renzie/Boschi per la quale saremo chiamati ad esprimere un voto attraverso un quesito truffa:

 + Maggiore governabilità innanzitutto eliminando la centralità del Senato in favore della Camera. Con una riforma elettorale adeguata, dovrebbe garantire governi più forti e stabili nell’arco della legislatura favorendo i programmi di governo della maggioranza a sfavore dei compromessi con le minoranze. Contrappesi e controlli sull’operato dell’apparato governativo vengono dalla tradizione del dopoguerra di un’Italia appena uscita dalla dittatura fascista. I Padri costituenti volevano a tutti i costi impedire un iter governativo troppo forte costringendo chi di turno al potere ad ascoltare e mediare con le ragioni dei vari gruppi parlamentari minoritari. Lo scopo della riforma è separare nettamente, dopo le elezioni, i vincitori dai vinti. Se hai vinto devi avere margine di manovra molto più marcato; a seconda di quale legge elettorale sarà in vigore, questo aspetto diventa più o meno forte fino a dare al partito o movimento di maggioranza un fortissimo potere maggioritario e quindi un margine legislativo e decisionale del potere molto più marcato. Tutto viene accentrato nelle mani del Presidente del Consiglio e questo dovrebbe consentire di procedere spediti senza usare stratagemmi. Ma…

 – Troppa confusione: con ben 47 articoli modificati anche i sostenitori della riforma affermano che ci sarà bisogno di aggiustamenti per farla funzionare e molti costituzionalisti non sono d’accordo su cosa succederà perché genera troppi conflitti, in particolare inerenti le competenze del Senato e le sue diatribe con la Camera, che non vengono risolte esplicitamente. La riforma prova a centralizzare le decisioni territoriali a scapito dell’indipendenza delle Regioni, ma ne tocca solo alcune lasciando fuori le regioni a statuto speciale che restano senza riforma. Gli articoli 70-71-72 sull’iter legislativo non si capiscono e sono un’esempio di confusione generale. Non siamo noi a non capire, sono gli stessi professori e costituzionalisti che trattano la materia da decenni che non la capiscono. Ma perché fare una cosa così malata?

 – “Superamento” del Senato: con stratagemmi linguistici degni del miglior Antani, il “superamento” (non abolizione) del Senato trasformerà Palazzo Madama in un ricovero per vecchi trombati e avanzi di galera in cerca di immunità. Quando Renzi parla di “compromessi” intende che ha dovuto dare vari contentini a leccapiedi e vecchie guardie per fargli passare questa riforma. Un Senato di eletti, dunque, diventerà un’Assemblea di nominati con modalità non chiare, non chiarite e rimesse a una legge che ancora non esiste. Inoltre, siccome in realtà molte leggi possono essere richiamate, nel caso il Senato voglia mettere i bastoni nelle ruote, i tempi di approvazione potrebbero essere più lunghi. Vergognoso. Andava abolito.

 = Leggi di iniziativa popolare: per presentarle ci vorranno 150 mila firme invece di 50 mila ma c’è obbligo di discussione. Per i referendum abrogativi le firme salgono da 500 mila a 800 mila ma per contro si diminuisce il quorum per farle passare. Insomma, non mi pare ci sia una linea guida chiara di cosa si vuole ottenere. Un altro compromesso? In soldoni pare non sposti molto, ma io che sono minoranza dalla nascita (come tutte le élite, per definizione) non sono positivamente colpito.

La riduzione dei costi inserita nel quesito truffa non merita nemmeno una discussione perché è una cagata irrilevante. La Costituzione non si riforma per ridurre gli spicci. Il CNEL è inutile quindi andava abolito. Purtroppo hanno fatto di tutto per rendere la vita difficile a chi vorrebbe votare Sì a una riforma che (chi ne capisce) aspettava da tempo. Purtroppo è scritta a cazzo di cane, crea confusione senza abolire il Senato, unica cosa che andava davvero fatta insieme a quella di riordinare l’unica Camera in maniera sensata, rendendola più moderna ed efficace.