Laurea: serve davvero per trovare un lavoro?

La laurea è oggi il mezzo attraverso il quale il capitalismo può selezionare i suoi servi più fedeli. Penoso è il destino di colui che crede aver conquistato un’aurea intelligibile solo perché costretto dalla necessità a ottenere un attestato universitario con il solo scopo di ottenere vantaggi occupazionali.

Ecco i due motivi che spingono le persone a iscriversi all’università. Ecco perché entrambi sono sbagliati.

1) Trovare un lavoro.

Volete lavorare? Aiutate vostra madre a fare i servizi di casa. Come dite? Non è un lavoro? Sicuri? Il lavoro inteso con il corrente significato di “fatica”, calza a pennello. Forse dovete semplicemente essere onesti con voi stessi. Forse non vi interessa  faticare, ma guadagnare soldi per sopravvivere.

Perché volete farlo? Perché volete sprecare la vostra vita all’inseguimento di una fittizzia felicità?

Avete fede nel capitalismo. Siete convinti che senza soldi sia impossibile sopravvivere. Ammesso e non concesso che sia vero, se i soldi sono il vostro scopo: forse state sbagliando strada. La laurea, soprattutto in Italia, non è detto che serva davvero a far soldi: per quelli è molto meglio essere “figli di” o aggirare in qualche modo le regole.

I soliti Bill Gates, Steve Jobs e Mark Zuckerberg, data la loro notorietà, sono esempi che possono servire a capire che non si tratta di una farneticazione.

Se state pensando: ma sono 3 su un miliardo: allora osservate le persone che sono intorno a voi. Chi riesce a fare soldi ha ereditato tutto dai genitori, oppure se n’è sbattuto dell’educazione e ha tentato altre strade, dalla politica all’imprenditoria.

Gli altri, a mio modo di vedere, sono spesso dei poveracci che svendono la propria vita e il proprio tempo libero per quattro spiccioli.

Lavorare non significa faticare: la radice originaria della parola deriva dal sanscrito “labh” che significa “afferrare” nel senso di “ottenere” o “desiderare”.

Il vero senso del lavoro è il desiderio. Lottare per ottenere ciò che si vuole davvero. Quanti di voi lo stanno facendo?

2) Studiare e imparare

Una minoranza di persone, più o meno consapevolmente, tenta di seguire il vero senso della parola lavoro, che si esprime attraverso il desiderio di conoscere e apprendere.

Per quanto le motivazioni possano essere nobili, purtroppo il mondo accademico è fatalmente corrotto dal capitalismo. Questo significa che gli stessi professori sono in gran parte persone come tante, intente a portare il pane a tavola. Insegnano certo, per trasmettere la conoscenza, ma soprattutto per inerzia o per introdurre gli studenti al mondo del lavoro.

Di nuovo: lavoro. Un circolo vizioso.

Siccome gli scopi guidano le azioni, e ad azioni apparentemente identiche possono corrispondere scopi opposti (Hegel, Marx), dovreste domandarvi: “Qual è il mio scopo nella vita?”.

Chiedetevi: “Continuerei a studiare e apprendere se dovessi rinunciare al certificato di laurea o al riconoscimento di dottore?”. Niente titolo, niente soldi, niente lavoro. Studiare per pura e semplice volontà o passione.

Se la risposta a questa domanda è “No”, allora siete stati ingannati, o forse avete voluto ingannare voi stessi. Non c’è niente di male in questo e spero che non dobbiate mai affrontare la realtà dell’esistenza.

Se invece avete risposto “Sì”, allora potete capire di cosa sto parlando. Perché siete una élite di persone che non guarda: vede. Che non ascolta: sente. Siete più o meno intellettuali, più o meno artisti, ma c’è del divino in voi, ve lo assicuro.

Se invece non fate ancora parte di questa elite, forse non è troppo tardi. Forse c’è qualcosa di magico in voi che vuole emergere, la Divinità che è in ognuno, e, in ognuno, tenta di uscir fuori dal sepolcro nel quale, dalla società e dalla cultura deviata del nostro tempo, è stata tumulata.

Guardate all’essenza della vita, non al suo materialismo. Inseguite i vostri desideri, non i vostri obblighi. Lottate fino allo stremo delle forze per ciò che volete, anche se dovesse significare morte. Morte davvero, per fame o per tristezza, non importa.

Una morte nobile è molto migliore di una vita vissuta nell’oppressione.