Lavoro: umiliare il suo significato equivale a umiliare sé stessi

Non tutte le persone conoscono il significato originario delle parole che pronunciano quotidianamente. Spesso, la parola “lavoro” viene malamente tradotta dalla psiche come qualche cosa di deprimente, di umiliante, da fare perché si è obbligati, per tirare a campare.

Nulla di più sbagliato.

La radice originaria della parola lavoro deriva dal sanscrito – labh – che significa «afferrare» nel senso di «ottenere», «desiderare», «agognare». Il vero senso del lavoro è il desiderio, lottare al fine di realizzare se stessi, di trasformare in realtà i propri sogni.

Il valore economico non ha nulla a che vedere con il lavoro, è una sua deviazione moderna, una visione capitalistica del mondo secondo la quale tutto è configurato al fine di ottenere ciò che chiamiamo denaro. E per quanto sia necessario imparare a convivere con queste perversioni metropolitane, ciò non può bastare per nullificare il significato profondo e nobile delle parole, la prassi dell’affermazione personale che, solo grazie al lavoro, può compiersi pienamente.

Questa umiliazione del lavoro, apparentemente giustificata dalla necessità del denaro e della formazione, arrivando addirittura ad affermare: “I vostri sogni sono un problema vostro. Sperare che la Società vi dia un lavoro all’altezza di essi ha la stessa dignità dello stalker”, significa, non soltanto non aver coscienza del significato delle parole pronunciate, ma aver definitivamente sottomesso la propria Esistenza alla perversa visione del Capitale, attraverso le cui lenti – Io – sono soltanto – Uno – dei tanti ingranaggi sacrificabili di un sistema all’interno del quale la figura del Sé diventa inevitabilmente oggetto, diventa cifra, diventa Nulla.

E INVECE LAVARE I PIATTI È FORMAZIONE, ECCOME. Lo dice una che i piatti li ha lavati, all'estero, di notte e per meno…

Pubblicato da Carolina Ballada su Domenica 15 ottobre 2017