Signora libertà, signorina fantasia

La nostra cultura è stata progettata su misura per uomini deboli. Lo schiavo nel 2012 non è facile da identificare, come invece è facile fare con quello medievale. Lo schiavo del 2012 crede di essere libero di fare ciò che vuole, invece è incatenato fin dalla nascita; sbattuto in una prigione dalla quale è molto, molto difficile evadere. Fin da bambino egli viene indottrinato, dalla famiglia, dalla scuola, dalla politica, dalla religione, in modo che si convinca che quella cella in cui è stato segregato sia tutto il mondo che gli è dato conoscere.

Questo tipo di società, destinata al declino, ma oggi ancora fortissima e preponderante, è stata concepita per sottomettere gli uomini più deboli. Una volta sottomessa la maggioranza è facile costringere anche le menti più brillanti ad adeguarsi di conseguenza. Senonché anche la definizione di mente brillante è stata manipolata e dirottata. Una volta mi hanno chiesto: sei un esaminatore che deve assumere un contabile e come prova vengono forniti dei bilanci da controllare. Uno è laureato, capace di fare a mano, velocemente e con la massima dimestichezza, i calcoli più complessi. Il secondo diplomato, non è capace di farli a mano e utilizza una calcolatrice scientifica. Chi assumeresti? Ci ho pensato pochi istanti e poi ho esclamato, senza pensarci sopra due volte: “quello che utilizza la calcolatrice scientifica”. Mi sono stupito del perché l’interlocutore non riuscisse subito a comprendere i motivi che mi spingessero a considerare immediatamente più brillante il secondo candidato rispetto al primo.

La stessa cosa accade in ogni contesto della società attuale. Questo perché, come ho detto sopra, siamo stati tutti plagiati fin dalla nascita, di generazione in generazione, in modo tale da renderci completamente assuefatti alle menzogne; talmente assuefatti da considerarle ormai verità universali; continuamente fuorviati dalla contrapposizione forzata di forze apparentemente imprescindibili, ognuna delle quali ha la convinzione assoluta di essere incontestabile verità: destra e sinistra, comunismo e capitalismo, atei e religiosi, conformisti e anticonformisti. Tutti così intenti a scegliere quale delle comuni strade seguire da non rendersi conto che, le stesse strade poste lì alla loro vista sono tutte parte integrante dell’illusione che li domina e li reclude.

Cominci a lavorare o vai all’università? Questi sono i confini della patetica libertà che ci viene offerta. Lo schiavo non è chi sceglie l’una o l’altra via, lo schiavo è colui che non riesce nemmeno considerare l’esistenza di una libertà più ampia. Una libertà dove la scelta non è un ricatto. Una libertà dove il valore di una persona non si calcola da quanti soldi ha in banca o da quanti titoli di studio possiede. I pochi che rifiutano di piegarsi a queste regole corrotte, che umiliano dal profondo la dignità umana, non possono comunque scardinarla, poiché, per definizione, una “società” è formata da un grande gruppo di individui che condividono una stessa cultura.

Nel mito della caverna Platone considera il filosofo come colui che, nato incatenato e costretto a vedere solo immagini della realtà, si libera ed uscendo dalla caverna, tocca la verità. Torna indietro per liberare gli altri, ma mentre tenta di spiegare a chi è ancora incatenato che sta vivendo nella menzogna, viene barbaramente ucciso, perché identificato come un intruso, un folle sovvertitore dell’ordine naturale delle cose. Nella società ideale di Platone, solo i filosofi, ovvero coloro che possiedono la sapienza, dovrebbero dominare la società. Essi, in quanto custodi della verità incontrovertibile, non hanno altro scopo che il bene assoluto dei dominati. Ma per evitare ogni forma di egoismo e bramosia, dovrebbe essere eliminato ogni aspetto comunemente accettato di famiglia e di proprietà privata. Già 2500 anni fa, Platone era cosciente che il possesso in ogni sua forma, avrebbe prima o poi scardinato anche la società più perfetta immaginabile.