Tiziana Cantone: storia di una web celebrity mancata Webbeti: avete ammazzato Tiziana!

Questa è la storia di un’occasione mancata, di una grande opportunità non sfruttata. La storia di come la nostra vita possa cambiare decidendo di approcciarla con mentalità vincente.

Internet e social media: talent scout per mediocri e pazzi furiosi

“Carpe Diem” diceva Orazio e ricordava a noi uomini moderni il professor Keating ne “L’attimo fuggente” (Dead Poets Society, 1989).

Un breve riepilogo: Tiziana Cantone, nota per la famosa clip: “Hai fatto il video? Bravoh“, in cui era stata volontariamente ripresa a fare ciò che anche le vostre fidanzate, sorelle, cugine, amiche e… madri, fanno quotidianamente, godendone liberamente se, dopo aver volontariamente diffuso a terzi quei video, altrettanto volontariamente, si è tolta la vita, suicidandosi.

La colpa di questo “Viaggio nell’orrore e linciaggio” (Tiscali) e “Misfatto compiuto dal web” (Il Fatto Quotidiano), sarebbe colpa del “Webetismo” (Secolo Trentino) e dello “Stalking psicologico” (Globalist),

Il bullismo dei social; la rete brutta e cattiva. Eppure qualcosa mi sfuggiva.

Perché il web non è un’entità astrusa: è lo specchio della realtà.

Per questo non voglio parlare di responsabilità legali, su quello sta indagando la magistratura, e voglio invece concentrarmi sulla società, sul “crudele uomo mangia uomo” (cit. Woody Allen) che la governa, non da oggi: da sempre. Se un tempo la debolezza poteva causare la morte prematura per omicidio a suon di fendenti di sciabola, oggi ti uccide in modo diverso: la “gogna” mediatica. Eppure c’è gente che pagherebbe per avere cotanta visibilità sui social network.

Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli
– Oscar Wilde

Diceva Oscar Wilde. L’applicazione pratica di questo saggio e potente pensiero potrebbe essere mostrato in tantissimi esempi, a partire dalla politica, passando per la TV e il web brutto e cattivo. Ma per restare “in-topic”, ho deciso di mostrarlo con la seguente diapositiva.

Sasha Grey
A lezione (social) da Sasha Grey: come la ex pornostar si è rifatta una reputazione online.

Io capisco. Capisco l’ipocrisia della società, capisco che viviamo in un mondo difficile dove siamo bombardati da prese in giro:

dai politici e dalla democrazia: RAGGIrati dalla democrazia;

dai social: Umberto Eco contro i Social: tutti imbecilli. Sì, ma…

dall’Europa: L’Europa è destinata al fallimento?

dalla scuola: Laurea: serve davvero per trovare un lavoro?

dal lavoro: Meno lavoro, più tempo: il futuro che ci attende;

dalla televisione: Rocco Siffredi nudo! Dall’isola dei famosi a X-Factor;

da Gomorra: Il finale di Gomorra: come inciampare sulla buccia di banana;

dall’amore: Amore come volontà di annientamento;

poi, appena una ragazza fa qualcosa di naturale e pienamente legittimo, si finisce per trattarla come una puttana indegna. Attenzione: non da puristi cattolici o altri membri ad honorem di sette medievali, ma dalle stesse persone che si segano 24/24h su Sasha Grey, sempre sia lodata. Amen.

C’era una volta Andreina Cantone…

Andreina era una birichina. Faceva quello che fanno tutti gli esseri umani, ogni giorno, spinti dal loro istinto naturale, in auto, in albergo, nell’intimità della casa, al mare, insomma ovunque. “Piace a tutti, grandi e piccini”. Andreina però era vendicativa e fece girare il video dell’atto a una cerchia ristretta di amici in modo che potesse arrivare al suo (ex) fidanzato per fargli un dispetto e prendersi gioco delle sue “corna”.

Andreina Cantone
Una diapositiva di Andreina Cantone

Ma Andreina fu sbadatina, perché questo video finì ben oltre i confini di Mugnano (noto paese avantgarde e postmoderno in provincia di Napoli) e si ritrovò a dover gestire l’assalto del web e dei social in preda all’euforia (su ogni stronzata, quasi mai su cose serie. ndA), fra magliette e cover dei cellulari con la scritta “Bravoh” e una miriade di stupide parodie amatoriali.

Insomma, il nome di Andreina Cantone finì ovunque: su Youtube, sui giornali, sui social, su siti web sporcaccioni. Tanto era alta l’attenzione mediatica su un fatto gravissimo e mai visto praticare dall’uomo, un atto impensabile, di una rarità paragonabile a quella dell’asino volante o del mostro di Lock Ness, che si pensò fosse tutta una campagna pubblicitaria per introdurre sul mercato una nuova pornostar italiana.

Andreina pianse. Di gioia. Finalmente aveva un’opportunità per mostrarsi al pubblico, nel peggiore dei casi per farsi intervistare da Andrea Dipré, o meglio per aprire un bel canale YouTube e dire all’Italia, forte dell’attenzione mediatica e della viralità internettiana assicurata, soltanto ciò che è stato detto in questo articolo e che sarebbe stato condiviso globalmente da qualsiasi persona cerebrodotata, diventando così un’eroina, una Emmeline Pankhurst dei diritti delle donne sul web.

L’ occasione per mostrare al mondo la sua forza, le sue idee, la sua volontà d’animo, era finalmente arrivata. Nata dal nulla, dalla mediocrità di una frase comica e di un atto naturale. “Grazie popolo dei webeti. Grazie davvero, non so come ringraziarvi”.

Una nuova stella del web da milioni di visualizzazioni e ospitate in TV accompagnate da critiche di alcuni (ci stanno, dai) e scroscianti applausi di altri (perfetto!) era nata. “Ancora grazie webeti… grazie!”.


Purtroppo Andreina in realtà si chiama Andrea. È un uomo, con tante cose da dire e tante idee, e non un mediocre che viene compatito a posteriori perché cede alle difficoltà della vita. Per questo nessuno cerca “Andrea Brandi” su google ma tutti cercano “Tiziana Cantone Bravoh!”.

Andrea lo dice sempre: “Avrei voluto nascere donna”.

I deboli e i malriusciti dovranno perire: primo principio della nostra filantropia. Inoltre li si dovrà aiutare a farlo. Cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? L’attiva pietà per tutti i deboli…
– Friedrich Nietzsche

Tiziana Cantone non è morta perché era donna o perché è stata perseguitata, è morta perché è stata debole. Perché viviamo in un mondo altamente competitivo dove, pur essendo dotati d’intelligenza superiore al resto dell’umanità, sei confinato al piccolo. Ed è difficilissimo emergere.

Selvaggia Lucarelli su Tiziana Cantone

Ordunque, Selvaggia Lucarelli: se ci sei batti un colpo, concedi una chance di visibilità anche ad Andrea: l’uomo che voleva essere donna… e ti prometto che non la sprecherà come hanno fatto Antonio e Tiziana.


La morale della storia

NOTA: Paragrafo aggiunto in seguito alle critiche che mi sono state rivolte.

La morale della storia? Se non l’avete capita non state veramente leggendo. Oggi abbiamo più diritti di quanti ne abbiano mai avuti gli uomini nella storia. In passato, se andavi contro precetti religiosi, magari ti bruciavano e crocifiggevano vivo. Se affermavi che la terra non era al centro dell’Universo ti gettavano in una cella a vita. Le donne non avevano diritti: destinate a conventi e lavori forzati. E la schiavitù? Cos’avrebbe fatto Tiziana Cantone se fosse nata schiava all’epoca dello schiavismo?

Oggi, il nostro mondo “libero” e “sociale” richiede poche cose, complesse, ma infinitamente meno faticose della vita d’una volta. Per esempio: saper gestire la propria privacy e la propria immagine. In un mondo tanto interconnesso, se non riesci a farlo, sei morto. Non si tratta di “esser disposti” a farlo, si tratta di una necessità del nostro tempo.

I più giovani dovrebbero essere educati a tutto questo, a partire dalle famiglie e continuando nelle scuole. Non possiamo ancorarci al passato demonizzando ciò che non capiamo.

Il Web, i Social Network che permettono a tutti di comunicare con qualsiasi persona, anche dall’altra parte del mondo: sono un miracolo, non una condanna. Abbiamo la possibilità di poter condividere ciò che siamo, di migliorare noi stessi all’interno di una comunità immensa e senza confini.

Dobbiamo smetterla di incolpare sempre “gli altri”: gli altri siamo noi. Ognuno di noi, compresa Tiziana Cantone, deve farsi carico delle proprie responsabilità e accettare il peso delle proprie scelte e dei propri errori.

La mia, dunque, non è una giustificazione al bullismo e alla violenza, ma un invito a lottare, ad essere forti in un mondo in cui, purtroppo, bullismo e violenza esistono perché la nostra società non è ancora stata in grado di eradicarli. E non sappiamo se questo miracolo avverrà mai.

“Per essere credibili bisogna essere ammazzati?”, disse Giovanni Falcone una volta, visibilmente turbato, in un’intervista TV, dopo essere stato preso in giro e messo all’angolo da tutti, dalla politica ai media di massa. Oggi è considerato uno dei grandi eroi d’Italia. Non dimenticatelo.