La British Invasion

La British Invasion avvenne intorno alla metà degli anni 60. L’emigrazione del rock dagli USA alla Gran Bretagna, segnò una vera rivoluzione del rock su scala mondiale. Gli artisti inglesi enfatizzarono il messaggio del rock, trasformandone le idee in significati universalmente riconosciuti; dando la scossa definitiva per l’evoluzione da genere musicale a fenomeno musicale mondiale. È proprio dalla Gran Bretagna che il rock viene esportato in tutto il mondo.

La scena musicale britannica

In USA, dopo la crisi del rock, si fanno nuovamente strada i cantautori country e tornano alla ribalta i teen idols del pop. Si vive in un clima di restaurazione e si torna alle tradizioni; in questo periodo le novità anti conformiste del rock vengono viste di cattivo occhio. La rivoluzione dei primi anni viene attutita dalla paura del comunismo, del sesso, della razza.

Il rock britannico, invece, può amplificarsi in ogni sua forma, accettando il ruolo di protagonisti dei neri e risalendone addirittura alle origini del Blues e del Jazz. Ma come al solito è il genere meno originale e banale a farsi strada nel cuore della massa: il beat. Di giorno a Londra la gente del centro affolla Carnaby Street, mentre sulla scena underground si moltiplicano i locali notturni e i complessi rock. I capelli lunghi dei musicisti diventano una moda e così il bisogno di stare in gruppo, di condividere qualcosa, di portare avanti cause comuni e, talvolta, creare disordine e tensioni, frutto dell’anima ribelle che aleggiava nel cuore dei giovani inglesi.

In inghilterra i primi passi sono compiuti dalla Blues Incorporated di Alexis Corner, che ispirerà gli Animals (Bruce e Baker), i Cream (McLaughlin), ma soprattutto i Rolling Stones (Jagger, Jones e Richards), uno dei massimi gruppi di musica rock di tutti i tempi. I Rolling Stones rivoluzionarono la musica rock proprio andando contro la corrente che trascinava il primo rock dei Beatles. Il ritmo della chitarra e della batteria era duro, la voce cruda e crudele.

Nel 1962 i Rolling Stones esordiscono al Marquee di Londra. Quel tipo di musica nera ed esplosiva, che era stata rinnegata in america e sostituita dai teen idols, trovava finalmente il suo canale di sfogo. I Rolling Stones hanno influenzato enormemente la musica nella storia fino ai giorni nostri. Tanti, dai Led Zeppelin ai Nirvana sono figli della loro musica, mentre senza la maggior parte dei gruppi musicali beat che nacquero all’epoca, la storia sarebbe stata probabilmente la stessa. I Rolling Stones inventarono il blues-rock, e possono considerarsi fra i padri precursori di tante correnti che prenderanno vita nel corso degli anni 70, fino agli anni 90.

Mick Jagger è stato il primo cantante  sex-symbol della storia del rock. Keith Richards, un chitarrista ossessionato e ipnotico che si ispirava a John Lee Hooker. Brian Jones, poli-strumentista di ispirazione Jazz che già a sedici anni sapeva suonare decine di strumenti. Jones si dimostrerà essere il primo bad boy del rock: capelli lunghi, trucco pesante, tonnellate di droga, sesso sfrenato (avrà sei figli da sei ragazze in 10 anni a partire dall’età di 15 anni). La loro forza era quella di riuscire a cantare come i neri americani, inscenando un blues-rock d’antologia.

Ma gli Stones furono affiancati da altri grandi complessi, come gli Yardbirds, band di chitarristi del calibro di Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, seguaci di Link Wray e maestri dell’assolo di chitarra. I Them di Van Morrison, genio del blues e del jazz psichedelico che da solista, pubblicherà capolavori del calibro di Astral Weeks (1968) e Moondance (1970)

A Liverpool invece, sono i Beatles a sfondare, rockeggiando lo skiffle e inventando il beat, insieme a Hollies, Gerry & The Peacemakers e Searchers. I primi Beatles furono la band dei cliché, all’insegna delle canzoni romantiche e dei ritornelli orecchiabili e commerciali. I Beatles rappresentavano la faccia pulita del rock, quella dei bravi ragazzi che non dovevano scandalizzare la classe media. Così i Beatles incontrarono la regina, mentre gli Stones si imbottivano di droga e pisciavano sul pubblico ai concerti. I Beatles cantavano le canzoncine melodiche di tre minuti, mentre le nuove correnti della psichedelia prima e del progressive poi (per non parlare del movimento freak e dell’avanguardia) tentavano di spingersi oltre, sperimentando nuove forme di musica colta. Ma i Fab Four hanno avuto anche il pregio di essere riusciti nel corso degli anni a partorire dei gioielli ispirandosi e rielaborando tutto quello che i pionieri delle grandi correnti musicali della fine degli anni 60 stavano inventando. Dal pop, al folk rock, al rock psichedelico (Revolver, 1966 – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, 1967), rendendo così accessibile al grande pubblico, quel tipo di musica intesa come arte che era ancora una nicchia. Gli altrettanto melodici cugini cattivi, i Kinks, hanno il merito di aver introdotto il concept album in inghilterra pubblicando The Village Green Preservation Society nel 1968.

Intanto gli Who irrompevano con violenza e prepotenza sulla scena musicale britannica, gettando le basi per il futuro heavy metal con My Generation (1965). Nel 1969 guidati dall’ispirazione di Pete Townshend, diedero alla luce la prima opera rock della storia: il capolavoro Tommy; e più tardi nel 1973, Quadrophenia.

British Invasion e beatles-mania

Nel 1964 i Beatles partivano per gli USA, apparendo in televisione nello spettacolo più seguito dai giovani americani: l’Ed Sullivan Show. Il giorno dopo scoppia la beatles-mania. Subito le classifiche vengono monopolizzate dai dischi inglesi. La prima in classifica è I Want to Hold Your Hand (1963) dei Beatles. Le loro canzoni spensierate vengono pompate dall’industria discografica e fanno da tampone alla rivoluzione che sta fremendo, esorcizzando i disordini sociali che in quegli anni opprimono l’intera nazione. Nascono così le prime boyband, gruppi studiati a tavolino per prendere il posto dei vecchi teen idols. Ricordiamo Herman’s Hermits (Gran Bretagna), e Monkees (USA), band da classifica che oggi sono quasi dimenticate, ma comunque il loro contributo musicale fu trascurabile.

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Solo successivamente atterrano Rolling Stones, Kinks, Animals, Who, Cream, Procol Harum, Yardbirds, Zombies. Le sonorità del rock britannico fanno breccia anche nel cuore di alcuni cantautori americani. Il primo a subirne l’influenza è Bob Dylan, che nel 1965 inventa il folk rock, imprimendo a fuoco il suo nome nella storia e rivoluzionando per sempre la storia del rock.

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