La nascita del Rock

Il Rock & Roll nasce negli Stati Uniti tra la fine degli anni 40 e l’inizio degli anni 50 come una sintesi fra Rhythm & Blues e Country, ma in misura minore anche dal Folk. Solo successivamente questo tipo di musica assunse il nome più generico di “musica rock”. La prima canzone, considerata l’incipit del Rock & Roll è The Fat Man, di Fats Domino (1949). Lo stesso anno Rocket 88, di Ike Turner e Jackie Brenston si candida come la prima canzone Rock della storia.

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L’industria discografica si rende conto che sta nascendo una nuova ed eccitante musica fra i neri e cerca di sfruttare questa occasione lanciando Bill Haley, che nel 1952 fonda i The Comets, che possono essere considerati il primo complesso Rock della storia. Crazy Man Crazy, di Bill Haley & The Comets, entra di prepotenza nelle classifiche Billboards, proprio mentre Elvis Presley registrava il suo primo disco in uno studio a Menphis.

Cominciano a diffondersi negli Stati Uniti i primi Juke-Box, che suonavano i 45 giri. Intanto la compagnia giapponese TTK (meglio conosciuta oggi col nome Sony), introduce sul mercato la prima radio a transistor che permetterà la diffusione su larga scala della musica come mezzo di intrattenimento. La prima grande hit è Rock Around the Clock di Bill Haley, la prima canzone a essere usata come colonna sonora al cinema, conferma le previsioni e apre la strada a Elvis.

In realtà proprio in quell’anno accade qualcosa di realmente rivoluzionario: Chuck Berry registra la sua prima sessione in studio. Le canzoni, composte interamente da lui (può essere considerato infatti il primo cantautore rock della storia) sono le prime ad avere la chitarra come strumento principale (fino a quel momento la chitarra era stato uno strumento secondario), introducendo la scala pentatonica double-stops (che conduce inevitabilmente a una durata media dei brani di circa 3 minuti). Le sue hit: Roll Over Beethoven (1956), Rock and Roll Music (1957) e Johnny B. Goode (1958), fanno impazzire migliaia di giovani bianchi. Ma Berry restò un fenomeno di nicchia a causa del colore della sua pelle. Così come il nuovo ritmo introdotto da Bo Diddley in Bo Diddley (1955) e Who Do You Love (1955).

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Nasce contemporaneamente a queste forme spensierate di rock & roll, il primo rocker che rispecchia lo spirito selvaggio di questo genere musicale. Little Richard fu il primo a truccarsi prima degli spettacoli e a mostrare la sua rabbia sul palcoscenico e nelle canzoni. Tutti i frutti (1955), Long Tall Sally (1956), Rip It Up (1956), Lucille (1957), Keep a Knocking (1957), Good Golly Miss Molly (1958), anticipano quello che sarà molto più tardi il punk-rock.

L’ascesa di Elvis Presley

Intanto Elvis Presley, compare sulla scena musicale. Elvis cantava musica nera, si muoveva come un nero, ma altro non era che un’icona commerciale costruita per esaltare i teenager americani.

Elvis viene storicamente considerato il re del rock. In realtà il rock non era altro che un’evoluzione del R&B nero. Ma un nero non poteva esserne il traghettatore, quindi quale scelta poteva essere più azzeccata di un carismatico personaggio bianco che cantava il rock come un nero? Nasce così la prima icona commerciale (oggi ce ne sono a centinaia). Le caratteristiche sono note: basette lunghe, pettinatura col ciuffo, giubbino di pelle nera e un talento compositivo quasi nullo. Elvis diventa la bandiera della ribellione giovanile dell’epoca, il primo cantante a interpretare film (ne girerà decine, spesso autobiografici). Dico cantante, perché molti ignorano che egli non scrisse nessuna delle sue canzoni, ma era semplicemente un interprete. Tant’è che col passare del tempo Elvis abbandonerà certe sonorità per ballate Rockabilly (una fusione fra Rock e Hillbilly, un mix di Country e R&B) più adatte alle sue corde. Elvis ha venduto 150 milioni di dischi e il suo mito è vivo ancora oggi, mentre molti altri rocker bianchi di talento, come Jerry Lee Lewis (Whole Lotta Shakin’ Going On, 1957) e Eddie Cochran (C’mon Everybody, 1959), ebbero infinitamente meno successo.

Comunque in questo periodo, sono ancora una volta i neri ad essere i più rivoluzionari: abbiamo gli straordinari lavori R&B di Big Joe Turner (Shake, Rattle & Roll, 1957), i bizzarri ritmi voodoo di Screamin Jay Hawkins (I Put A Spell On You, 1956), e le innumerevoli composizioni di autori neri, che spesso venivano cantate da interpreti bianchi (soprattutto Elvis). Ricordiamo All Shook Up, Great Balls of Fire di Otis Blackwell e Jailhouse Rock, Hound Dog di Jerry Leiber e Mike Stoller.

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I cambiamenti riguardano anche gli argomenti trattati nei testi. Gli autori occidentali avevano sempre focalizzato l’attenzione sul tema dell’amore, mentre i rocker neri erano degni eredi dei veri e propri bluesman. Gente di strada che cantava delle difficoltà della vita. Questi temi iniziarono a diffondersi fra gli ascoltatori che cominciavano a volersi liberare dei vecchi costumi conservativi della loro cultura. Era periodo di rivoluzioni: sociale, razziale, sessuale. Siamo all’inizio degli anni 60 e il rock (insieme a droga e sesso) diventa la bandiera dei giovani. Il perbenismo viene messo da parte a favore di perversione e sregolatezza. Non esistevano più i ragazzi bianchi e i ragazzi neri, ma una nuova “giuventù bruciata“.

La rivoluzione è inarrestabile. Viene fusa la musica folk europea e la musica africana, dando vita allo ska. Nascono i primi gruppi femminili, Chordettes (Lollipop, 1958), e The Chantels (Maybe, 1958). Link Wray, il più grande autore di rock strumentale anni 50, incide Rumble (1958), inventando i power chords e influenzando di fatto tutti i chitarristi hard rock che verranno negli anni 60. Tutti questi cambiamenti favorirono l’avanzata delle etichette indipendenti, che videro incrementare le vendite in maniera vertiginosa. Sarà proprio un’etichetta indipendente, la Atlantic, a produrre il primo disco di Ray Charles, che con I Got a Woman (1955) inventa la musica soul.

Ma la rivoluzione più incisiva, che ispirerà band come i Beatles e la successiva British Invasion, sarà ad opera di Buddy Holly. Una rivoluzione musicale (Everyday, Words of Love, 1957) e stilistica. Buddy Holly infatti è il primo bravo ragazzo del rock. Occhiali spessi e un aspetto innocente e pacato che si contrappone a quello eversivo di Elvis. Holly inoltre, inventa il cantato a singhiozzo e la doppia voce (che useranno tantissimo i Beatles).

La morte di Buddy Holly nel 1959, è storicamente associata alla fine della stagione d’oro del rock & roll. La carica si esaurisce e i ritmi docili del Country tornano a predominare su quelli frenetici del Blues. È l’epoca degli emergenti Johnny Cash, Roy Orbison, Everly Brothers. Nasce inoltre una corrente di pop cantautoriale della quale fanno parte Pat Boone, Paul Anka, Ricky Nelson, Frankie Avalon, Neil Diamond, Frank Sinatra. Sonorità vecchie e forse stereotipate, ma che saranno ben presto sfatate da artisti come Gene Pitney, Dion DiMucci e soprattutto Del Shannon.

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