Storia della musica moderna

Questa è la prima parte di un progetto molto ampio che si promette di scavare nelle radici della musica moderna, riportando alla luce i lavori che ne hanno fondato le basi, districandosi fra gli innumerevoli generi musicali, tentando di tracciare delle linee guida al fine di ascoltare il meglio che ci offre il panorama musicale.

Non esiste un modo esatto di classificare la musica e soprattutto non esiste un’esatta storia della musica moderna. Con musica moderna mi riferisco quindi a tutte quelle correnti musicali, dal pop al rock all’avanguardia e relativi sottogeneri, che per tutto il XX secolo fino ai giorni nostri, hanno rivoluzionato il concetto precendente di musica, che era solo e soltanto quello musica colta.

Musica popolare e musica d’avanguardia

La musica popolare viene definita erroneamente musica pop o musica leggera. In realtà il pop deve essere considerato un vero e proprio genere a parte; un figlio della musica popolare. Stiamo parlando di quel genere proprio della cultura di massa, spinto, pensato e pubblicizzato per il largo consumo. Fatta questa differenziazione, è importante capire che il XX secolo è stato attraversato principalmente da 2 correnti musicali: la prima è appunto, la musica popolare, quella più comune. Sviluppata nel corso degli anni partorendo svariati generi musicali: rock, pop, rap, metal. La seconda corrente, meno conosciuta al pubblico è la musica contemporanea, detta anche musica d’avanguardia o musica sperimentale, che segue le radici colte della musica classica.

Paradossalmente nella storia, la musica classica da protagonista, finisce col diventare una cantina di sperimentazioni e concetti innovativi. Un vero e proprio laboratorio underground di idee lontane dagli occhi delle masse, che non saranno prese in considerazione dal pubblico per molti decenni, fino a quando la musica popolare prenderà spunto dalla musica contemporanea, finendo col fondersi ad essa.

Per quanto sia impossibile riassumere con chiarezza e in poche parole il concetto di musica moderna, ho tentato di realizzare un grafico che possa delineare in maniera facile da comprendere, la concezione di musica moderna che intendo trattare.

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Ci troviamo di fronte a due giganteschi mondi a confronto, che graviteranno molto distanti fra loro per lungo tempo, fino a collidere generando nuove combinazioni musicali.

Dall’inizio del XX Secolo fino ai primi anni 50

Solo dopo la nascita dei primi musical, intorno alla metà degli anni 10, si inizia a pensare alla musica (e al cinema) come a un business e successivamente come a una vera e propria industria. Questo permette la diffusione e il successo dei primi dischi di musica bianca, il Country; e dei primi dischi di musica nera, Jazz e Blues.

Il Blues e tutta la musica nera afro-americana saranno d’importanza fondamentale per la nascita e diffusione della musica popolare nelle sue forme più conosciute, prima di tutte il Rock. I neri africani arrivano in america nel 1619, come schiavi, quando le prime colonie cominciarono a insediarsi nel nuovo mondo. Vennero privati completamente dei diritti fondamentali, sfruttati e annientati culturalmente. Soprattutto negli Stati Uniti, dove la religione puritana era più forte. Nelle regioni a dominazione francese e spagnola, invece, venne concessa maggiore libertà agli schiavi deportati. Questo permetterà una fusione fra le culture di questi due mondi tanto diversi. A New Orleans per esempio, un nuovo stile musicale prenderà vita da da antiche tradizioni africane che si fonderanno con la musica delle bande francesi: il Jazz.

Bisognerà aspettare l’abolizione della schiavitù per fare un passo in avanti. Già prima, i neri africani avevano cominciato ad eseguire degli spiritual, canti e cori religiosi (la religione Cristiana era stata imposta agli schiavi dai loro padroni). Tanto che i cantanti delle chiese nere saranno un modello per il primo Jazz, che ne riprenderà gli arrangiamenti e i riff. Appena diventa possibile per la gente di colore possedere uno strumento musicale: la chitarra e l’armonica si trasformano nelle ossa che comporranno lo scheletro dei primi Blues della storia.

Purtroppo, anche se ormai la schiavitù era stata abolita, entrano in vigore le leggi di segregazione razziale. Questo renderà più coeso il gruppo di afroamericani, che renderò possibile la nascita dei primi complessi di musica afro-americana. Intanto si fa strada la figura del nero come uomo di spettacolo: il bluesman. Il modo di suonare la chitarra nel blues si discosta molto da quello classico, che è molto più pulito e ordinato, mentre la musica nera è fatta soprattutto di improvvisazione.

Avvengono le prime incisioni Jazz della Original Dixieland Jazz Band, orchestra formata esclusivamente da musicisti bianchi. Nel 1920 fa l’ingresso sulla scena la prima artista nera, Mamie Smith, che con Crazy Blues, incide il primo disco blues di successo che aprirà la strada al mercato della musica nera. nel 1926 Blind Lemon Jefferson divenne il primo vero bluesman a registrare in un studio d’incisione importante.

Attorno al 1920, venivano venduti ogni anno nei Stati Uniti oltre 100 milioni di dischi; questo successo fece capire alle nascenti case discografiche (RCA, CBS, EMI) che i supporti di memorizzazione usati non erano adatti per una diffusione musicale di massa. Per questo nel 1926 la Vitaphone produsse per la prima volta dei dischi da 16 pollici a 33 giri e un terzo al minuto (calcolati per essere l’equivalente di un rullo di pellicola cinematografica), coniando di fatto il concetto di album musicale. La musica diventa popolare, cioè scritta per la gente e resa fruibile facilmente per una vasta gamma di persone.

Gli anni 20 sono anche gli anni delle prime incisioni connesse con il Jazz come quelle della Fletcher Onderson’s Orchestra in cui militava Louis Armstrong.

Intanto, gli innovatori della musica classica sono trascinati da un destino ben diverso. L’industria dei dischi non era interessata a commercializzare quel tipo di musica colta e dunque scarsamente vendibile al grande pubblico (pure se, molti anni dopo, questi sperimentatori diverranno fonte d’ispirazione per i più grandi artisti della musica rock), ma nella scena classica underground siamo in piena rivoluzione:

  • Nel 1906 Thaddeus Cahill costruisce il primo strumento elettronico.
  • Nel 1907 Ferruccio Busoni profetizza l’uso dei suoni dissonanti ed elettrici nelle composizioni musicali future.
  • Nel 1911 Arnold Schönberg rivoluziona le regole del sistema tonale e inventa il metodo dodecafonico. (Esempio)
  • Nel 1913 Luigi Russolo pubblica L’arte dei rumori, in cui si teorizza l’impiego del rumore nel contesto musicale, anticipando quindi il concetto di noise music.
  • Nel 1916 Henry Cowell compone quartetti utilizzando combinazioni di ritmi e toni impossibili da suonare per un essere umano, ispirando i successivi lavori di John Cage per il piano preparato.
  • Nel 1920 Eric Satie compone musica che non dovesse essere ascoltata, la prima forma di “ambient music”.
  • Nel 1928 Maurice Martenot inventa un nuovo strumento elettronico, l’Ondes-Martenot.
  • Nel 1930 Leon Theremin inventa la prima macchina del ritmo, il Rhythmicon.
  • Nel 1931 Edgard Varèse propone al pubblico per la prima volta un pezzo per percussioni: Ionisation.

Questi geni eccezionali verranno considerati per lungo tempo come individui bizzarri, quasi folli (famosa è la conversazione fra Mike Bongiorno e John Cage nel programma Lascia o Raddoppia), ma che in realtà non furono altro che i precursori di quella che oggi sono la musica elettronica, la musica ambient, la disco music.

Negli anni 30, anche se le industrie discografiche subiscono un tracollo a causa della grande depressione, non si ferma l’estro dei musicisti. Le prime orchestre Jazz e Blues cominciano ad avvertire l’esigenza di uno strumento che avesse le caratteristiche della chitarra, ma che potesse suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato nel volume. Nasce così la prima chitarra elettrica prodotta dalla Gibson (grazie alle intuizioni di Adolph Rickenbacker), la ES 150. Nello stesso periodo Laurens Hammond inventa l’organo elettrico.

Nascono i primi negozi di dischi specializzati ed è un particolare genere di musica nera a farsi breccia nei gusti della gente, definita all’epoca con la denominazione offensiva di “musica razziale” e successivamente ri-battezzata con il nome di Rhythm & Blues. Canzoni come Ain`t That Just Like A Woman (1946) di Louis Jordan, saranno ben più che d’ispirazione per il primo Rocker del mondo: Chuck Berry. Nascono molteplici etichette per promuovere questa nuova musica nera, come la Modern e la Imperial di Los Angeles. La più importante è la Atlantic di New York, che produce e lancia artisti neri di successo come Roy Brown (Good Rockin’ Tonight in Texas, 1946), Wild Bill Moore (I Want to Rock and Roll, 1949)

Nel 1946 la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) si inserisce nel mercato discografico con l’obiettivo di vendere le colonne sonore dei propri film. Fino a quel momento la musica commerciale era stata popolata da sei Major che vendevano musica bianca per un pubblico di bianchi e le piccole case discografiche indipendenti che sostenevano la musica nera erano solo una nicchia. Tuttavia le radio indipendenti che trasmettevano musica nera ebbero un successo straordinario con il pubblico composto da giovani bianchi. Questo spinse i mass-media a introdurre le classifiche dei dischi di musica R&B, affiancate a quelle di musica Folk e Country.

Nel 1948 nascono i dischi da 33 giri e un terzo da 12 pollici, conosciuti dal grande pubblico come Long Playing (LP) e i dischi da 45 giri, che vengono utilizzati solitamente per i singoli brani musicali.

John Cage e la musica sperimentale

I primi anni 50 furono importanti anche per la musica d’avanguardia. Sperimentatori americani ed europei iniziarono a comporre con tecniche che non sarebbero state comprese per decenni a venire. Nel 1939, John Cage fonda alla Cornish School un’orchestra di percussioni per cui compone First construction (in metal). Genera un sistema di percussioni, utilizzando tazzine, cerchioni di auto e contenitori di latta. Nello stesso anno compone Imaginary landscape no. 1, un quartetto per piano, un piatto e due fonografi a velocità variabile. È una delle prime composizioni in cui compare la musica registrata. Lo stesso Cage nel 1955 conierà il termine “musica sperimentale” per identificare quel tipo di produzione musicale d’avanguarda.

L’azione sperimentale è il risultato di ciò che non è previsto. John Cage

Cage comincia anche a produrre musica utilizzando frequenze radio e pezzi multimediali che includevano l’utilizzo di un computer. In Imaginary landscape no. 4 per dodici radio, del 1951, ogni radio è controllata da due esecutori, uno sintonizza la frequenza, l’altro cambia il volume seguendo le indicazioni della partitura. I risultati sono sempre differenti e imprevedibili. Invece di tentare di imporre il suo stile musicale all’ambiente locale, Cage lascia che sia l’ambiente locale a determinare il risultato della propria arte.

http://www.youtube.com/watch?v=CVN_mxVntXk

In questo periodo visita la camera anecoica dell’università di Harvard, una stanza insonorizzata in cui poter “ascoltare il silenzio“. Cage invece riesce a sentire dei suoni, i suoni del suo corpo: il battito del cuore, il sangue in circolazione. Ciò che ne ricava è la consapevolezza dell’impossibilità del silenzio assoluto. Il silenzio è una condizione del suono, è materia sonora: sottolinea e amplifica i suoni, li rende più vibranti, ne preannuncia l’entrata, crea suggestivi effetti di attesa e sospensione. Il silenzio è un mezzo espressivo, è pieno di potenziale significato. Nel 1952 compone 4’33” per qualsiasi strumento. L’opera consiste nel non suonare lo strumento.

Il significato del silenzio è la rinuncia a qualsiasi intenzione. La rinuncia alla centralità dell’uomo. Il silenzio non esiste, c’è sempre il suono. Il suono del proprio corpo, i suoni dell’ambiente circostante, i rumori interni ed esterni alla sala da concerto, il mormorio del pubblico se ci si trova in un teatro, il fruscio degli alberi se si è in aperta campagna, il rumore delle auto in mezzo al traffico. Cage vuole condurre all’ascolto dell’ambiente in cui si vive, all’ascolto del mondo. È un’apertura totale nei confronti del sonoro. Una rivoluzione estetica: è la dimostrazione che ogni suono può essere musica. “Io” decido che ciò che ascolto è musica. È l’intenzione di ascolto che può conferire a qualsiasi cosa il valore di opera. Cage ha rivoluzionato il concetto di ascolto, cambiando l’atteggiamento nei confronti del sonoro, mettendo in discussione i fondamenti della percezione, dimostrando che ogni suono può essere musica.

Esperimenti vengono eseguiti anche in ambito cinematografico grazie al compositori d’animazione della Disney che, musicando i cartoni animati di Topolino, per simulare i versi e i rumori dei personaggi, iniziarono a sperimentare le più svariate combinazioni di suoni e rumori.

L’Europa non resta a guardare. In Germania nel 1946 si istituiscono i corsi estivi di composizione per la Nuova Musica a Darmstadt che divenne la culla dei compositori europei d’avanguardia. A Parigi nel 1948, Pierre Schaeffer crea un laboratorio di musica concreta (realizzata esclusivamente attraverso l’utilizzo di rumori). In Russia, nel 1949, Joseph Schillinger pubblica “A Mathematical Basis of the Arts”, nel quale teorizza che la musica popolare avrebbe potuto essere composta mischiando frammenti di musica già esistente. Venne considerato pazzo, ma 50 anni dopo quel processo (il campionamento) diventerà una metodologia utilizzatissima nelle nuove composizioni.

Nel 1950 si uniscono alla scuola musicale di Darmstadt gli italiani Bruno Maderna e Luigi Nono. Nel 1951 si unisce Karlheinz Stockhausen e inizia a comporre musica elettronica. Lo stesso anno a Colonia e a Parigi si fondano studi di registrazione per la musica elettronica, proprio mentre Olsen e Belar creano il primo sintetizzatore elettronico: il Mark I.

Nasce così, all’ombra di dei primi motivetti rock & roll e della musica commerciale che vende milioni di dischi, un metodo nuovo e inesplorato di concepire la musica.

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