Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della forza Spoiler Free? No, ma c'è poco da spoilerare

Natale. Il momento tanto atteso è finalmente arrivato: è ora di aprire i regali. Bum. Aprite gli occhi di soprassalto. “Ci siamo”. La sera prima l’eccitazione tentava vanamente di impedirvi di cadere tra le braccia di Morfeo, ma siete crollati lo stesso schiacciati da una dolce e irrefrenabile stanchezza che, lentamente, aveva preso il posto dell’eccitazione. Nel dormiveglia, un attimo prima di essere vittime del sonno più atteso della vostra vita, come ogni notte da un po’ di tempo, avete posato lo sguardo verso un cielo immaginifico proiettando navi in lotta al largo dei bastioni di Orione e avventure spaziali su galassie lontane lontane.

“Ci siamo! Ci siamo!”, aizza esaltata una vocina nella vostra mente. Sospirate ancora una volta e inconsciamente sopprimete una lacrima di emozione. Un ultimo sospiro. “Andiamo”.

Scendete le scale velocemente e il tacco di sughero delle vostre ciabatte ticchetta violento al ritmo dei battiti del vostro cuore che tenta invano di non ruzzolare fuori dal petto in preda a un’estasi nevrotica di rarissima intensità. E poi lo vedete. Un doppio fiocco di raso nero intrecciato a un altro fiocco di twill verde, che decora un’elegante scatola racchiusa da un raffinato foglio di damasco di un forte color rosso corallo, intarsiato da una stampa floreale d’argento intriso nell’oro.

Il pacco regalo è maestoso. Bellissimo. Una visione subliminale che vi conficca decine di pugnali avvelenati di frenesia all’interno del cervello.

La voglia è ormai irrefrenabile, ma non riuscite a distruggere cotanto spettacolo visivo; le mani sciolgono lentamente il fiocco e aprono con delicatezza il regalo, mentre la mente drogata di adrenalina vorrebbe soltanto distruggerlo e strapparlo via per impossessarsi avidamente del contenuto. Mentre tentate di contenere questo contrasto psichico tra luce e oscurità, è troppo tardi: il pacco è aperto. La serigrafia dorata applicata sul lato frontale della solida scatola di cartone pregiato non lascia spazio a dubbi… è Star Wars.

Tirate via il coperchio e osservate il contenuto. Il cuore si ferma.
Non c’è niente. Nulla. Vuoto. Non ci credete ancora, vi guardate in giro, cercate di osservare meglio la scatola, di trovare un doppio fondo, di scovare messaggi nascosti sul retro del foglio che lo conteneva. Niente.

Questo è Star Wars: Episodio VII – Il risveglio della forza.

La fotografia cinematografica brillante, con picchi di esaltante dinamicità come quelli raggiunti durante il primo inseguimento con il Millennium Falcon, gli effetti visivi vibranti e sfavillanti come mai visto prima d’ora in un film di Guerre Stellari, la profondità degli animatronics  e l’ambientazione in uno dei più maestosi universi mai concepiti dalla mente umana, non può distogliervi dall’angosciante presa di coscienza che l’intera pellicola è solo un contenitore, con poche idee e tanto copia-incolla dalla vecchia trilogia.

Abrams e i suoi co-sceneggiatori, in preda a un’enfasi creativa senza precedenti hanno ben pensato di continuare le vicende immaginate da Lucas… senza continuarle. Remake? Magari. Con un titolo del genere avrebbero mostrato maggior rispetto, ma ottenuto molte più critiche e minori incassi. I fan dovrebbero sentirsi presi in giro di fronte a un Episodio VII con una sceneggiatura così vacua e contraffatta.

Parliamo di queste idee geniali. “La morte nera”. La conosciamo bene: è uno dei marchingegni iconici della serie. Ritorna come “La morte nera 2” ne “Il Ritorno dello Jedi”. D’accordo, un’idea riciclata dallo stesso Lucas, ma d’impatto. Dopo 40 anni e centinaia di milioni di dollari cosa ha partorito Abrams: La morte nera 3: la mega-vendetta. Più grande perché è stata integrata in un pianeta. Per questo, dovrebbe essere individuabile più facilmente , ma la Repubblica dorme sogni tranquilli mentre l’Impero (ancora) si ricostituisce sotto la nemesi del Primo Ordine, governato da un imperatore galattico (ancora) che ha un apprendista che, indovinate? È il figlio di Han Solo (ancora). Ci mancava solo che Harrison Ford, su una piattaforma sospesa, dicesse vicino a Kylo Ren: “Io sono tuo padre” nella scena in cui si incontrano prima che uno dei due cada nel vuoto.

… Oh wait! In compenso Kylo Ren è un villain carismatico, tormentato da debolezze umane con le potenzialità per non sfigurare vicino Darth Vader.

Personaggi storici come Leia sono soltanto decorativi e Han Solo ha perduto il carisma di un tempo. Non lo nasconde: “Sono Han Solo, o almeno lo ero”, afferma una volta tornato a bordo dell’amato Millennium Falcon.

Lo sceneggiatore continua a prendersi gioco di noi durante il briefing dell’attacco alla Morte Nera 3: “Entriamo e la distruggiamo: hanno sempre un punto debole”, dice Han sorridendo. Eh sì, lo hanno sempre un punto debole; ormai distruggere morti nere è diventato un lavoro a tempo pieno.

La barzelletta continua quando si manifesta il potere di Rey (Skywalker?).

Darth Fener (o Darth Vader), al secolo Anakin Skywalker, il più forte Jedi di tutti i tempi, colui indicato della profezia sacra come l’uomo che riporterà equilibrio nella forza, concepito direttamente dai Midi-Chlorian nell’utero della madre vergine e allevato sin da piccolo dal consiglio degli Jedi dopo esser stato trovato da Qui-Gonn su Tatooine, dopo un decennio di allenamento riesce a padroneggiare a malapena la forza. Identica storia per Luke Skywalker che riceve un addestramento prima da Ben Kenobi e poi dal potente maestro Yoda su Dagobah.

Pfff, due nullità. Rey, vissuta per tutta la sua vita come reietta su un pianeta di pezzenti, viene catturata e dopo pochi minuti manipola la mente dei suoi nemici. Kylo Ren, addestrato come Jedi sin da piccolo da Luke Skywalker e poi successivamente dai Sith, un uomo che padroneggia la forza con una violenza distruttiva di rara intensità, soccombe sotto i colpi di una ragazzina che non ha mai impugnato una spada laser in tutta la sua vita e priva di qualsiasi addestramento e padronanza della forza.

Il figlio di Lucas, Jett, ha spiegato al Guardian che suo padre era “molto afflitto” per aver venduto i diritti del franchise, pur avendo contribuito alla scelta di Abrams come regista, ma che era a disposizione per aiutare. Nel gennaio del 2015 tuttavia, lo stesso Lucas ha rivelato che la Disney non ha utilizzato nessuna delle sue idee per il film.

Adesso capiamo i motivi della sua afflizione. Lucas non avrebbe voluto rendere oggetto di sberleffo il suo fantastico universo.

“Star Wars is about people, not spaceships”
George Lucas

Sono presenti citazioni e spunti intelligenti, come la scena tra Leia e Rey, la scena della riattivazione di R2-D2 (scontata, ma efficace). Il futuro è certamente in discesa, perché peggio di così sarà difficile fare. In definitiva, questo film aggiunge davvero poco al panorama iniziale e scimmiotta spudoratamente, quasi sconfinando nel plagio, il lavoro di Lucas, tanto che i lati positivi, nel quadro generale, appaiono come macchiette.

Episodio VII non brilla di luce propria, ma di luce riflessa. Sottraendo le idee già partorite da Lucas e scimmiottate in malo modo da Abrams, resta un seducente contenitore senza contenuto.